Gli elementi basilari delle mappe
concettuali
di Antonietta Lombardi e Alfredo Tifi
- Una mappa concettuale contiene concetti racchiusi
in nodi, collegati tra loro da frasi legame - che
giustificano la relazione esistente tra di essi - e da linee
di collegamento.

- Un concetto può essere formato da una singola
parola, o anche da una serie di parole. Il concetto può anche comprendere
alcuni attributi che lo connotano. I concetti possono essere di due tipi:
concetti oggetto (fiore, storia, legge…) e concetti evento (rivoluzione,
eclissi, arrugginimento…)

- Ogni concetto compare una sola volta in una mappa
concettuale.
- Le frasi legame contengono in genere predicati che
esprimono denotazione, azione, consequenzialità-dipendenza (logica,
temporale, mezzo-fine), appartenenza, articolazione, esemplificazione,
ecc. Ciascuna di tali relazioni individua un concetto 1 più sovraordinato, generale o inclusivo e un concetto
2, a questo subordinato.
- Dalle frasi legame sono escluse domande,
avversative, pronomi relativi. Le parole concetto possono entrare a far
parte delle frasi legame solo se sono concetti molto ricorrenti e
inclusivi, o se non appartengono al contesto della mappa. (es. inserire la
parola “numero” in una mappa concettuale sui numeri).

- La triade: Concetto
1 --- Frase legame -®
Concetto 2 forma una proposizione coerente, in
genere leggibile solo nella direzione dall’alto verso il basso. Le frecce
si aggiungono solo nei casi in cui una proposizione deve essere letta in
direzione orizzontale, leggermente obliqua o dal basso verso l’alto (per
evitare ambiguità)
- Un singolo concetto può essere collegato a più
concetti. Se la stessa relazione unisce il concetto 1 ai diversi concetti ad esso direttamente legati,
non occorre ripetere la frase legame e da questa si dirameranno tante
linee di collegamento quanti sono i concetti di livello inferiore.

- Ogni proposizione contiene quindi una relazione
potenzialmente significativa tra due concetti. Il significato
di una mappa emerge non
dalla somma dei singoli concetti, ma dalle relazioni e dal modo di
interlacciare tali proposizioni
tra loro.
- Poiché ogni relazione va letta dall’alto in basso,
dovrà esistere un concetto più inclusivo di tutti gli altri: il concetto
radice, che si troverà
al vertice della struttura piramidale. Da esso si diramano alcune le
proposizioni con i concetti di primo livello e da
questi si procede verso il basso ampliando la struttura ad albero del secondo
livello e dei successivi, con concetti via via sempre più
specifici e subordinati.
Criteri su piccola scala per fare buone mappe concettuali
- Scegliere le parole più semplici possibili per i
concetti e non scrivere interi periodi, contenenti più concetti, in
ciascun nodo. Evitare anche l’errore opposto di frammentare il testo piano
in tanti nodi quante sono le parole, ricordando che ogni nodo deve
contenere un singolo concetto rilevante.
- In ogni proposizione individuare qual è il concetto
da disporre a un livello gerarchicamente superiore e scegliere il termine
o le parole più semplici e più possibile accurate al fine di indicare con
la relazione peculiare tra i due concetti. Per questo compito è spesso
utile un buon dizionario.
- Se ci sono più concetti accomunati dallo stesso
tipo di relazione, rispetto a un concetto più comprensivo, evitare di
concatenarli con “e”, come si farebbe nel testo normale; collegarli,
invece, tutti alla stessa frase legame, parallelamente e al di sotto del
concetto più inclusivo. In alternativa, se tali concetti si trovano in
posizione terminale, si possono elencare tutti in un singolo nodo.
- Per quanto possibile costruire relazioni binarie
dotate di senso compiuto (“coerenti”), evitando gerundi, pronomi relativi
e congiunzioni che richiedano di estendere i periodi secondo una lettura
testuale obbligata. Occorre rileggere ogni proposizione come a sé stante.
- Le frasi-legame non devono contenere concetti che
potrebbero avere funzione nodale nella struttura della mappa, ma solo quei
termini necessari a fungere da collegamento (verbi preposizioni, articoli
ecc.)
- Non inserire lo stesso concetto in diverse regioni
nella mappa, anche se con etichette diverse (si può fare eccezione a
questa regola per concetti molto comprensivi, e per questo ricorrenti, o
per attributi). Eventualmente accorpare nello stesso nodo i diversi
termini denotativi e connotativi (es. <imperatore Carlo Magno>)
Criteri su “larga scala”
- Sviluppare una mappa tenendo conto di una chiave
interpretativa o domanda focale
precisa (F.Q.)
- Iniziare a valutare la presenza di concetti più
comprensivi di quelli relativi alla domanda focale, che potrebbero essere
utili a inquadrare il contesto e i presupposti per dare senso e autonomia
di significato all’intera struttura.
- Limitare lo sviluppo gerarchico ai livelli
strettamente necessari a rispondere alla domanda focale e non
introdurre ulteriori legami arbitrari o di tipo associativo con altri
concetti superflui.
- Se ci sono molti concetti di primo livello, legati
al concetto radice (quello al vertice), occorre individuare altri concetti
di livello gerarchico intermedio, per raggrupparli in due-quattro
categorie al massimo, quindi sviluppare in modo bilanciato tali categorie.

- I collegamenti trasversali,
proposizioni tra concetti distanti nella mappa, indicano processi di integrazione della struttura cognitiva
- se non se ne abusa. Un numero eccessivo di collegamenti trasversali
rende semplicemente intricata la mappa, pertanto vanno usati solo per chiarire connessioni “rivelatrici”
all’interno della materia trattata.
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Mappa con un eccesso di legami trasversali e anche priva di
una struttura gerarchica (tratta da R.J. Shavelson, M. Araceli Ruiz Primo, “Windows into
the Mind”, Ancona 2000).
Essa rivela uno scarso lavoro di
decostruzione/ristrutturazione, più che un insight nella comprensione
dell’argomento. L’utilizzo del software può favorire la riflessione
metacognitiva necessaria a operare scelte strategiche e realizzare un
elaborato avente oggettività ed efficacia comunicativa.
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- Nel caso di argomenti molto vasti, frazionare la
mappa in più sezioni (anche diversificate per colore). Se ciascuna sezione
deve essere strutturata in dettaglio, si consiglia di costruire delle
mappe concettuali distinte e di collegate la legami ipertestuali tra loro
o a una mappa – indice, creando quello che viene chiamato Modello
di Conoscenza (KM); oppure delineare la sola ossatura
dell’argomento complessivo in una singola mappa.
Conclusioni
Una mappa concettuale
non dovrebbe essere utilizzata allo scopo di elencare o esplorare possibili
contenuti (ci sono strumenti migliori per fare indici e ci sono le mappe
mentali e le relative applicazioni software per organizzare esplorazioni
libere), ma con la funzione di illustrare i rapporti esistenti tra i concetti,
per spiegare come queste relazioni sono generate, per strutturare un dominio di
conoscenza. Questi compiti in genere possono essere svolti in modi diversi a
seconda di quale contesto e punto di vista si utilizza. La domanda focale
diviene perciò un elemento fondamentale di una mappa concettuale: una guida per
chi la costruisce e una chiave per chi la legge.
Nel caso la
costruzione di una mappa concettuale proceda di pari passo con l’apprendimento
di un dato argomento, allora essa subirà profonde mutazioni nel tempo, che
rispecchieranno i cambiamenti della struttura cognitiva del soggetto che
apprende; in questo caso la domanda focale non sarà necessaria. Solo una volta
sviluppata una sufficiente padronanza del dominio sarà possibile, per il
discente, costruire mappe concettuali che rispondano a precise domande focali.
A.T.& A.L.