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UN’AVVENTURA MOZZAFIATO

Quella sera in cielo la luna piena era più splendente del solito, era come se sotto quella faccia giallastra si nascondesse un ghigno malefico.Il suo raggio penetrava attraverso la finestra ed illuminava un biglietto abbandonato sulla scrivania disordinata.In quella camera Giordano stava preparando la valigia per partire l’indomani verso le Hawai. Ancora non ci credeva:aveva vinto una vacanza-premio insieme ai suoi quattro amici del cuore in seguito ad un concorso indetto da una famosa agenzia di viaggi. A un certo punto guardò l’orologio, era già molto tardi ! Giordano stava ricontrollando che ci fosse tutto anche se l’aveva già fatto tre o quattro volte. Alla fine si buttò sul letto, non riusciva a dormire, ma non era l’unico:anche i suoi amici non dormivano in preda all’eccitazione. Ad un certo punto però la stanchezza ebbe il sopravvento su Giordano che finalmente si abbandonò ad un sonno profondo … molto profondo. L’indomani i cinque amici si incontrarono in aeroporto e subito si tuffarono in una fitta e convulsa conversazione:
-Allora, siete riusciti a dormire?– cominciò Giovanni.-Ma secondo te!– rispose Francesco, con voce agitata- Avete portato tutto quello che vi avevo detto?–chiese Marco.-Certo– disse Giordano - e i compiti ? -Oh no !, me li sono dimenticati sul tavolo- -Pazienza! – esclamò Murad.
I loro discorsi vennero interrotti da una voce metallica che informava i gentili passeggeri che, il volo n°4907 per Honolulu partiva con circa quarantacinque minuti di ritardo.
Il tempo però passò in fretta per i cinque amici che, fra battute e risate, finalmente s’imbarcarono.
-Non avere paura – disse Giovanni, rassicurando Francesco tutto tremante – siamo solo a 5.000 metri di altezza, guarda che non è tanto, visto che siamo decollati da poco. - Questo vuol dire che andremo anche più in alto? - Ma è logico – rispose Giovanni.
Dietro Giordano, Mourad e Marco stavano in silenzio osservando il paesaggio di nuvole sottostante. Il viaggio proseguì piacevolmente, ma, proprio quando mancava poco all’atterraggio, la voce dell’assistente di volo riecheggiò nell’aereo:
-Informiamo i signori viaggiatori che, per un’avaria ai motori tenteremo un atterraggio d’emergenza.-
In pochi secondi sull’aereo ci fu il caos più totale. All’improvviso prese ad oscillare, e iniziò una brusca discesa, tutto incominciò a tremare e a girare vorticosamente; i cinque ragazzi persero i sensi.Quando si svegliarono, si accorsero di essere fortunatamente ancora vivi
-Come abb… abbiamo fat… fatto a sopravvivere? – chiese Marco ancora stordito e incredulo per l’accaduto. - Non lo so proprio, so solo che siamo gli unici sopravvissuti a questa catastrofe.… che fortuna!- -Ma adesso cosa si fa?– continuò Giordano
Francesco ebbe un’idea: -Perché non prendiamo le nostre moto da cross dai resti dell’aereo!? Speriamo che siano ancora intere e funzionanti-. -Ottima idea – rispose Giovanni – non ci resta che andare a controllare.
L’aereo era ridotto ad un ammasso di rottami. Una voce risuonò dall’interno dell’aereo: -Le ho trovate, le ho trovate ! Sono ancora intere, presto venite ad aiutarmi, dobbiamo tirarle fuori!– urlò Mourad .
Tutti accorsero e, con un grande sforzo, riuscirono ad estrarle dalle lamiere contorte.
-Hanno qualche ammaccatura, ma almeno possiamo ancora usarle, ci verranno molto utili– ribatté Marco con un sospiro.
-Una curiosità: ma adesso dove ci troviamo precisamente?- chiese Francesco con una certa malcelata preoccupazione.
Improvvisamente scese il silenzio fra i ragazzi. Si sentivano solo gli schiamazzi degli animali selvatici.
-Ma, secondo me …- Giordano non riuscì a finire la frase che Giovanni prontamente ribatté: -Siamo in Messico, più precisamente nel sud del Messico. Se vi ricordate avevamo da poco superato la capitale Città del Messico, quando l’aereo è precipitato. -Senti, avrei un’idea – disse Francesco –Che ne dite se raggiungiamo in moto Brasilia e prendiamo il primo aereo in partenza per Milano? I soldi fortunatamente li abbiamo - Ottima idea, partiamo subito – rispose Mourad.
Così, senza altri indugi si misero in viaggio; superato il canale di Panama, dopo alcuni, faticosi giorni di viaggio si ritrovarono ai margini della foresta amazzonica. Per poter raggiungere Brasilia più velocemente, bisognava attraversare un breve tratto di foresta. Giovanni raccomandò agli amici la massima attenzione, consapevole dei pericoli che dovevano affrontare. Tutti furono più che d’accordo con le sue raccomandazioni. Il viaggio riprese con tutti i sensi all’erta.
Dopo poco tempo Mourad, che precedeva il gruppo, misteriosamente si ritrovò a terra facendo cadere di conseguenza gli altri che lo seguivano. Ancora una volta tutti persero i sensi nell’impatto imprevisto. Quando ripresero conoscenza, si ritrovarono distesi su dei giacigli all’interno di una capanna. Intorno a loro visi sconosciuti che li osservavano stupiti e curiosi.


 

Giordano, che era abile e veloce con le mani riuscì, senza farsi scorgere da nessuno a nasconderla sotto la sua camicia.
Ad un cenno del capo del villaggio, i cinque furono fatti uscire dalla capanna; il capo li aveva inaspettatamente lasciati liberi, sicuro che i ragazzi non avessero il coraggio di inoltrarsi da soli nella foresta a loro inospitale. Francesco spiegò a Giovanni, Marco e Mourad la scoperta fatta da Giordano. - Uao ! - disse Mourad – Ma come faremo a cercarlo? - Ma non siamo sciocchi, noi dobbiamo ritornare in Italia, e poi come faremo a sopravvivere nella foresta ? E per di più senza le nostre moto? chiese Giovanni. - Non preoccupatevi: le moto sono state nascoste in una capanna insieme al necessario per la nostra spedizione: canoe, coltelli, carburante, zaini e viveri.
-E’ tutto in quella capanna - li rassicurò Francesco. -Ottimo– esclamò Marco –Ci voleva un po’ di fortuna!-
Seguì un momento di silenzio. -Allora ci state ?– concluse Giordano
Tutti furono d’accordo. La sera stessa il piano era pronto. Murad, Giovanni e Marco, a notte fonda, mentre gli indigeni riposavano stremati, dopo una festa ricca di cibo e annaffiata da un loro strano e forte liquore, che i giovani avevano solo fatto finta di bere abbondantemente, si introdussero nella capanna indicata da Francesco e recuperarono tutto il necessario per la spedizione. Bisognava partire prima che tutti gli indigeni si riprendessero dalla colossale sbronza. Dopo essersi allontanati il più possibile dal villaggio, si accamparono in una radura molto spaziosa vicino al Rio delle Amazzoni.


Il mattino seguente, alle prime luci dell’alba, si rinfrescarono al fiume, poi Giordano comunicò il piano che dovevano seguire: - Considerando tutti i vari e possibili ostacoli ai quali andiamo incontro, oggi dovremmo riuscire ad arrivare ad una piccola radura quasi ai margini della foresta. Lì potremo accamparci e finalmente riposare. -
Il sole era già alto quando si fermarono, come previsto, a rifocillarsi.

I cinque amici si divisero i compiti: Mourad doveva controllare le moto, Marco era addetto alla sistemazione degli zaini con i viveri, mentre Giordano, Francesco e Giovanni studiavano il tragitto che rimaneva ancora da percorrere. Tutto era tranquillo, quando all’improvviso, sentirono, acute, le grida di Mourad, Giovanni esclamò: - Vado io a vedere cosa sta succedendo, state pronti ad ogni evenienza.
Appena raggiunto l’amico, questi in preda al terrore disse piano e senza muovere il più piccolo muscolo:
-Gli altri dove sono rimasti? Ho visto due enormi serpenti, presto chiama i ragazzi. --Calmati, sei sicuro? Ma dove sono? – chiese Giovanni guardandosi intorno spaventato.
In quel momento da dietro le moto spuntarono le grosse teste dei due animali: il loro aspetto per niente rassicurante incuteva un vero terrore ai giovani. Nel frattempo anche gli altri tre amici accorsero e, vedendo la gravità della situazione, Francesco organizzò al momento un piano:
-Li dobbiamo uccidere per forza, non abbiamo altra scelta. Tu, Mourad, vai a prendere i coltelli, io e Giovanni cercheremo di distrarli. Giordano e Marco cercheranno di attirarli verso di voi.-
Così si divisero. Mourad arrivò il più in fretta possibile con i coltelli.
-Ora cosa devo fare?– chiese a Francesco -Portali a Giordano e Marco e dì loro che, al mio segnale, dovranno trafiggerli – OK!
In quei pochi istanti la tensione era talmente alta che i secondi sembravano ore. I serpenti strisciavano lentamente, ma inesorabilmente sempre verso Francesco e Giovanni completamente terrorizzati ma … di Giordano e Marco nessuna traccia.- Ma quanto ci mettono! – esclamò preoccupato Giovanni.
Finalmente Giordano lanciò il segnale: con un balzo felino Marco si buttò su uno dei serpenti e lo colpì in pieno, facendolo morire all’istante, l’altro preferì allontanarsi tra i cespugli, scomparendo nel cuore della foresta. Ancora un po’ sconvolti per l’accaduto, gli amici ripresero prontamente la marcia in sella alle loro moto; superata la foresta trovarono di fronte una grande distesa di erba e, sullo sfondo, la maestosa cordigliera delle Ande.
-Secondo la mappa –incominciò Giovanni –dovremmo incontrare un piccolo villaggio a circa un giorno di marcia, quindi non c’è tempo da perdere! Ci siamo quasi.
Spirava una lieve brezza che accarezzava i volti affaticati dei ragazzi. Scese finalmente la sera e gli amici si accamparono vicino ad un ruscello. La notte passò piacevolmente. Al mattino i cinque si svegliarono presto, subito si misero in viaggio. Viaggiarono fino a quando raggiunsero il paese. Giovanni iniziò ad organizzare il gruppo suddividendo i vari compiti. Tutti eseguirono prontamente gli ordini ricevuti e, dopo un’ora, si radunarono al punto di partenza. Giovanni, che era l’ultimo, arrivò correndo. -Ehi, voi, venite qui presto! Ho trovato un servizio jeep che ci porterà molto più velocemente alla nostra meta.

- A queste parole tutti corsero dove Giovanni aveva indicato e, dopo aver contrattato il prezzo del viaggio, montarono sulla jeep.

Il resto della giornata trascorse senza incidenti. Finalmente i nostri amici raggiunsero il punto indicato sulla mappa. Qui doveva trovarsi il tesoro che stavano cercando. La nottata passò senza problemi e i ragazzi, stravolti dalla stanchezza poterono finalmente riposare tranquilli. La mattina presto si misero in cammino e, dopo un breve tratto, intravidero un vecchio tempio semidistrutto e ricoperto da una fitta vegetazione. Giovanni spiegò agli altri: - Secondo la mappa, il tesoro si trova nascosto nella cella segreta al suo interno, allora che aspettiamo?!
Entriamo!– esclamò Murad. Appena varcarono la soglia, furono investiti da un nugolo di moscerini. Incominciarono a correre ed arrivarono di fronte ad una porta. - E’ lì che deve esserci finalmente il tesoro – sussurrò Francesco.

 

Nella sala piombò il silenzio: si potevano sentire solo i battiti dei cuori dei cinque giovani esploratori. Giordano si avvicinò guardingo alla porta: cosa mai poteva celare? Cosa c’era dietro? Quale nuova avventura da affrontare? Fu proprio in quel momento che qualcosa lo afferrò alle spalle, trascinandolo inesorabilmente via. Incominciò a gridare disperatamente, ma era come se nessuno lo sentisse. Tutto gli girava intorno, una voce rimbombava senza tregua nelle sue orecchie.
Giordano, Giordano… svegliati devi prepararti per partire– finalmente la riconobbe: era quella della mamma. Piano, piano aprì gli occhi, si trovava nella sua cameretta.
-Ma non è possibile– rimuginava Giordano nella sua testa, non può essere stato solamente un sogno. Tutto sembrava così vero!
Si alzò, si vestì, fece colazione malvolentieri e si preparò alla partenza. Salì in sella alla sua Honda 250 e corse via alla volta dell’aeroporto. Nella sua testa continuava a ripensare al sogno e si chiedeva:
- Ma potrà succedere davvero?!-
Intanto la mamma, mettendo in ordine la stanza che Giordano aveva lasciato a soqquadro nella fretta della partenza, ripiegava una vecchia mappa ingiallita chiedendosi dove mai l’avesse trovata suo figlio.
-Glielo chiederò al suo ritorno – si disse, infilandola nel cassetto della scrivania.

 

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