
Ancora una volta la natura ha evidenziato la nostra impotenza: in un momento
di festa, di gioia, di serenità, un maremoto, fra i più potenti
che si ricordino, ha distrutto la coste dell'Asia orientale, colpendo un'area
grande come l'Europa, seminando morte e distruzione. Lo "Tsunami"
ha mostrato come la natura, spesso cercata per la sua incantevole bellezza,
può rivelare improvvisamente un volto violento, oscuro e senza pietà,
di cui gli interventi dell'uomo sono spesso una concausa. Trascinati via dall'oceano,
sepolti dalle macerie, scomparsi chissà dove, decine di migliaia di persone,
in particolare bambini, turisti ed abitanti del luogo, di paesi, religioni,
culture, colori diversi hanno smesso di vivere nello stesso istante.
E' impossibile ancora tracciare un bilancio della tragedia: interi villaggi
distrutti, strutture alberghiere abbattute, comunicazioni interrotte, mancanza
di acqua ed energia elettrica, modificata in parte la geografia di queste zone.
Sì, perché il maremoto ha cambiato le coste indiane, modificato
la topografia delle isole Andomane e Nicobar e ha innalzato la catena dell'Himalaya;
inoltre è stato registrato lo spostamento da est verso ovest dell'asse
terrestre di circa due millesimi di secondo d'arco (pari a cinque-sei centimetri).
Immediata è scattata la solidarietà: nord e sud del mondo, accomunati
dalla stessa e immane tragedia, si sono mobilitati per aiutare è superstiti,
fornire loro il necessario, prevenire malattie ed epidemie. Ogni giorno i mass-media
ci presentano immagini di sopravvissuti, soprattutto bimbi, dai volti innocenti,
sporchi di fango, bagnati di lacrime, con gli occhi smarriti, spaventati che
chiedono aiuto, aiuto che certo mai rifiuteremo di dare. Si dice che occorreranno
anni prima che le zone colpite dal cataclisma ritornino alla normalità;
noi speriamo che il ricordo dell'immane tragedia resti vivo nella coscienza
di tutti e che tutti continuiamo, come hanno fatto finora, ad operare per la
ricostruzione di questi paesi e per garantire loro benessere e prosperità.
La redazione