IL DISAGIO DEI GIOVANI

 


I giovani e la scuola
Sembra che la noia sia la piaga dei giovani d'oggi, ma in realtà vogliono solo più spazio in un mondo sempre più frenetico. Infatti tentano in ogni modo di far riconoscere al mondo il proprio valore, ma anche i giovani che si danno al "vandalismo".
Parlare di disagio giovanile significa discutere di qualcosa che non va tra giovani e società.
Il primo indizio lo possiamo trovare al di fuori dalle mura casalinghe, dove essi si scontrano con chi non sembra capirli. La scuola non è facile da affrontare: ore di lezioni estenuanti, spiegazioni che non finiscono più, interrogazioni . . .
Cosa dire allora, di quei ragazzi che, oltre a tutta questa serie di difficoltà, si trovano ad affrontare un cambiamento di cultura, di lingua e di vita ? Stiamo parlando degli "extracomunitari" che, provenienti dal nord dell'Africa o dall'est dell'Europa, arrivano in Italia nel corso dell'anno scolastico.

Questi hanno difficoltà nell'affrontare l'anno scolastico e nel comunicare con gli altri.Quando si parla di disagio, però, tutti sembrano non voler ascoltare.
Ma spesso i giovani si rinchiudono nel loro mondo, pensando di non essere presi in considerazione.
Ma a volte i professori sono troppo occupati a svolgere il loro programma e non colgono i segnali della presenza di un problema. Per fortuna, però, non è sempre così.


(Paolo Gallerati)

PICCOLI DISABILI A SCUOLA: NON LASCIAMOLI SOLI.


Gli insegnanti di sostegno svolgono un compito fondamentale, ma limitato per tempi e risorse.
Ogni anno si ritorna sul problema della solitudine dei bambini disabili a scuola: come se venir loro in aiuto fosse un optional.
Da anni persone si battono per questo problema, sul numero di ore che gli insegnanti di sostegno devono dedicare ai ragazzi e sul tipo di sostegno e sulla sua durata.
Nell'anno passato, moltissimi ragazzi disabili non hanno avuto sostegno, mentre per gli altri è stato insufficiente.
Lo scollamento tra il settore sanitario e il settore scolastico rende sempre più difficile il lavoro del tecnico o, comunque, molto meno efficace. Occorre una nuova e più seria organizzazione che sia vista e articolata come un diritto e non come un optional.
L'onere finanziario che pesa sul bilancio scolastico non deve essere usato come scusa per dinieghi, attese che il disabile non può e non deve accettare.
Il sostegno è un lavoro difficile e frustante, che avrebbe bisogno di molto più tempo. L'insegnante deve essere rispettato ed effettivamente aiutato nella sua lotta quotidiana.
Se questo verrà davvero recepito, l'aiuto e la comprensione di tutti rappresenteranno molto per quelle creature che molti vorrebbero abbandonare a se stessi.
Per fortuna anche i compagni di classe possono fare molto.
Il dovere dei genitori è quello di essere ben disposti, incoraggiando l'aiuto dei propri figli a quei disabili che vengono lasciati soli.


(Valeria Floridi e Natasha Crosignani)

 

LAVAVETRI , È UN RAKET


Guadagnano anche 100 euro ma alle spalle hanno la criminalità organizzata.
Ai semafori degli incroci cittadini,o delle più trafficate arterie extraurbane sono sempre più numerosi. Agiscono "armati" di spugne, stracci, secchi e tergicristalli. Allungano gli attrezzi da lavoro sui lunotti delle macchine senza chiedere il permesso in cambio di pochi spiccioli. A volte il vetro rimane sporco.
I lavavetri insistono e insistono, suscitando fastidio.
Chi e quanti sono i lavavetri in attività in Italia? Il numero varia costantemente: è un lavoro che viene fatto in modo temporaneo da immigrati in continuo spostamento. La provenienza varia, secondo la polizia, da città a città. A Bologna i semafori sono soprattutto presidiati da zingari, Rom o Indiani, a Milano c'è la prevalenza di Albanesi. Molti Tunisini sono in Sicilia, gli Slavi in veneto. Ancora Rom, Indiani della regione del Bengala orientale,
Nord-africani e Rumeni a Roma, Firenze, Napoli e Bologna. Guadagnano dai 50 ai 100€.
Anche la loro età varia. Ci sono adulti anziani e bambini. Il numero dei minori è in costante aumento. L'osservatorio sull'lavoro minorile parla di otto mila ragazzini (fino ai14 anni) impiegati nella clandestinità nell'accattonaggio e nella pulizia dei vetri ai semafori.
Quando apparvero in Italia, nella seconda metà degli anni ottanta, i lavavetri venivano quasi tutti dalla Polonia. Buona parte di loro era in transito verso Canada e Stati Uniti. Venivano accolti dalla generale simpatia degli automobilisti e ricevevano mance spontanee.
Ma oggi la situazione si è completamente capovolta. Ai Polacchi sono subentrati aggressivi drappelli di lavavetri di varie nazionalità, che suscitano sempre insofferenza negli automobilisti. E tanti sono i bambini. Vengono usati apposta per suscitare un malinteso senso di pietismo, ma li obbligano a diventare insistenti fino all'esasperazione.
Abbondano anche uomini e donne adulti e vecchi di ogni razza e colore. Alcuni sono capaci di usare la politica del sorriso e dell'affabilità. Altri sono resi irascibili dall'esasperazione della loro condizione Molti hanno uno spiccato senso di prevaricazione nei confronti delle donne al volante alle quali sporcano subito il vetro per poi chiedere di pulirlo. Qualcosa è stato fatto ma molto resta da fare contro questo fenomeno.


(Raffaele Bosio)