EDITORIALE
IL MALE NON DEVE VINCERE


Grave oltraggio all'innocenza: l'assassinio di Tommaso
"Siamo tutti colpiti dalla vicenda del piccolo Tommaso, barbaramente ucciso. Preghiamo per lui e per tutte le vittime della violenza".
Queste sono state le parole che Papa Benedetto XVI ha pronunciato all'Angelus per ricordare la tragica vicenda del bambino di Parma ucciso dai suoi rapitori.
A distanza di un mese dal barbaro rapimento, il suo corpicino martoriato è stato ritrovato sotto pochi centimetri di terra, coperto da fogliame e arbusti secchi, in una stradina sterrata sull'argine del fiume Enza, a qualche chilometro dalla sua casa. E' stato ucciso, pare, perché piangeva, la stessa sera in cui è stato strappato all'affetto della sua famiglia; ora i suoi occhi azzurri sono spenti e nessun grido esce più dalla sua piccola bocca.
Dopo il tragico annuncio alla televisione, ovunque si diffuse commozione e rabbia, dagli stadi alle piazze alle carceri; un'indignazione unanime si è espressa in veglie di preghiera, manifestazioni spontanee, persino sugli striscioni dei tifosi.
Tutto questo è forse il segno che il cammino silenzioso del bene si fa strada nelle coscienze. E' questa strada che ciascuno di noi deve allargare dentro se stesso e attorno a sé.
Quello di Tommaso è stato l'ultimo caso in ordine di tempo che riguarda la scomparsa di bambini, mai più ritrovati o che hanno subito la stessa sua sorte. Tutti ricordiamo le piccole Angela Celentano e Denise Pipitone, scomparse misteriosamente, c il piccolo Samuele di Cogne, ucciso a letto nella sua casa.
Testimonianza della partecipazione della gente al dolore per la prematura morte di Tommaso l'hanno dimostrata la folla immensa che ha partecipato ai funerali nel duomo di Parma e i tanti messaggi via e-mail e sms arrivati da tutta Italia alla famiglia, alle redazioni dei giornali e alle trasmissioni televisive.
C' è stato in questi giorni chi ha invocato la pena di morte per gli assassini. È un'idea da cacciare in fretta. Il male non si vince uccidendo chi l'ha già commesso, ma tagliando le radici piccole e insidiose che stanno dentro ciascuno di noi.
Nel vangelo Gesù dice di non uccidere e che chiunque dice a suo fratello "stupido" è da condannare. Tutti noi, che ci siamo spaventati per il male caduto su Tommaso e che abbiamo pianto per lui, non lo dimenticheremo mai se, da oggi, ci proibiremo di dire stupido a chi è più piccolo e più indifeso.


La Redazione