EDITORIALE: RICORDANDO NASSIRYA

 

 


Noi, ragazzi della redazione, vogliamo aprire il nostro giornale ricordando la strage dei militari italiani a Nassirya (Iraq) che ha portato lutto e disperazione in tutta Italia, dalla Sicilia a Livorno, da Roma a Bologna. Le vittime sono state 19, fra soldati e civili, colpite dall’esplosivo fatto saltare da kamikaze contro la base del contingente italiano in Iraq. In questo paese, martoriato dalla guerra, i nostri soldati portavano il loro contributo per la ricostruzione, in nome della pace e della solidarietà, valori che sempre dovrebbero essere alla base della convivenza civile. Stavano aiutando la popolazione irachena a riprendere la vita quotidiana: avevano ripristinato il funzionamento di luce, acqua, gas, là dove tutto era andato distrutto. E in fondo, la gente del luogo aveva imparato a considerarli “amici”, “benefattori”; molti di loro stavano concludendo la loro missione e stavano per ritornare in Italia a riabbracciare genitori, mogli, figli, se la malvagità umana, sempre in agguato, non avesse, in un attimo, distrutto i loro sogni.

Tutti gli Italiani si sono stretti intorno ai familiari delle vittime, manifestando in ogni modo la loro partecipazione e il loro cordoglio. Noi alunni, in classe, abbiamo rispettato “un minuto di silenzio” in occasione dei funerali di Stato, fermandoci a riflettere sul grave fatto accaduto, sul contributo di sangue versato in nome della fratellanza fra i popoli. Noi cittadini di domani, ci siamo forse resi conto dell’importante missione che ci aspetta: riportare la pace nelle zone più martoriate del pianeta, operare per l’unità di tutti i popoli. Abbiamo capito che si può iniziare subito, adempiendo ogni giorno, ai nostri doveri, accostandoci agli altri, i più deboli, ai più sfortunati, a chi viene da paesi lontani, con sincero spirito fraterno, aiutandoli nelle loro quotidiane necessità, diventando per loro un punto di riferimento, “veri” amici perché, solo così, si potrà sconfiggere l’odio e l’egoismo che ora regnano in molte parti del mondo.

 

 

La Redazione