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VILLA BRAGHIERI
La villa, chiamata comunemente
"Braghieri" dal nome dell' ultimo proprietario che la abitò,
si affaccia da un lato sulla " Strada Padana Inferiore" che da Castel
San Giovanni porta a Piacenza, dall'altro, con il suo vasto giardino, su Via
Mulini parallela alla via suddetta. La villa o "casino di campagna"
come allora veniva definita, fu voluta dal conte Daniele Chiapponi, innanzitutto
perché la proprietà del terreno era dello stesso conte ed inoltre
perchè voleva una dimora per la propria villeggiatura. La costruzione
di Villa Braghieri si uniformò quindi a questa nuova esigenza; infatti
fu utilizzata dalla famiglia Chiapponi - Scotti che vi rimase fino al 1810.
Il primo lotto di lavori per la costruzione della villa ha luogo nell'ultimo
scorcio del XVII secolo. Prima vi si trovava un fabbricato rurale con un pozzo.
Le operazioni si svolgono in due momenti: intorno al 1690 e successivamente
nel 1698. I primi ritardi dei lavori sono procurati dalle rimostranze sollevate
dalla comunità di Castel San Giovanni che non accetta l'iniziativa del
conte giudicando la costruzione eccessiva nelle dimensioni e troppo vicina alla
strada per Piacenza, la strada Romea. Così Daniele Chiapponi nel 1699
chiama in causa direttamente il duca Francesco Farnese che interviene in prima
persona per tutelare gli interessi privati del conte. A sovrintendere i lavori
dal 1713, anno della morte del padre,
è Teodora Chiapponi, unica figlia del conte; nel 1715 inizia una nuova
fase dei lavori, una delle più impegnative, che si protrae fino al 1722.
Sposatasi nel frattempo al marchese Annibale Adeotato Scotti di Castelbosco,
importante uomo politico, la marchesa Teodora prosegue le operazioni su due
lati, verso est e verso ovest. Nel 1728 la "casa vecchia", portando
il tetto al livello del fabbricato più alto. Da questo punto in avanti
non compaiono più, nell'archivio della casa, testimonianze scritte di
opere edili, anche per la morte nel 1760 della marchesa Teodora Chiapponi. Il
figlio Fabio prima e il nipote Carlo poi continuarono nell'opera commissionando
quasi certamente ad artisti non solo piacentini il completamento della parte
decorativa. Nel 1773 la villa fu visitata dalla duchessa Maria Amelia, moglie
di Ferdinando di Borbone, in occasione di una visita di riposo in Val Tidone.
Le operazioni conclusive della casa avvennero nel 1790, quando fu trasformata
in una delle ville più prestigiose della regione. Molte furono le donazioni
della famiglia Chiapponi - Scotti tra cui all'ospedale civico di Piacenza. Nel
XIX la villa passa di proprietà a Pietro Albesani che fu presidente del
tribunale di Piacenza e podestà del paese per molti anni. A lui va il
merito della costruzione del teatro cittadino, inaugurato nel 1823. Sposatosi
con Anna Rizzetti, ebbe due figli: Carlo e Antonio Albesani. Antonio continuò
vivamente gli affari politici del padre. Nel 1848, come podestà, chiese
l'adesione della cittadina castellana al governo provvisorio di Pietro Gioia.
Nel 1860 divenne sindaco e lo rimase fino al 1874. Nel 1880 morì lasciando
al comune di Castel San Giovanni varie donazioni.
Tutta una serie di personaggi locali, importanti per la comunità, fecero
della Villa un posto di riferimento per il dibattito civile e culturale della
cittadina. Gli interni della casa vennero arricchiti: furono potenziati la biblioteca,
il salotto delle discussioni e degli incontri, il salone al primo piano (risistemato
con nuovi arredi per renderlo funzionale alle nuove esigenze: ricevimenti, incontri
ad alto livello); furono sistemate anche camere da letto per i numerosi ospiti.
Dal 1905 la villa è di proprietà dei fratelli Carlo e Teresa Braghieri.
L'avvocato Braghieri portò in villa la sua passione per la fotografia,
attrezzando alcune camere allo scopo, fu promotore di numerose iniziative filantropiche,
riportò in villa, almeno fino agli inizi degli anni trenta, le feste
danzanti ed alcuni spettacoli di musica classica per gli amici. Egli decise
di donare all'Ente Comunale di Assistenza di Castel San Giovanni la villa, il
parco ed i terreni agricoli nei comuni limitrofi di Castel San Giovanni. Dispose
che, per il periodo estivo, i locali della villa potessero essere messi a disposizione
degli ospiti della casa di riposo per musicisti "G. Verdi" di Milano.
L'edificio oggi è diviso in due parti: la zona rustica e la villa. La
zona rustica si sviluppa su due piani e si presenta leggermente più bassa
della villa. Il grosso portone di legno introduce in una vasta stanza coperta
da una volta a botte costolonata. Vi troviamo anche un corpo di scala che funge
da disimpegno tra questa stanza ed un'altra altrettanto grande, che è
stata divisa in stanze più piccole per creare l'alloggio del custode.
Al piano superiore troviamo il fienile, vasta stanza coperta da una struttura
e ordinatura lignea; sul pavimento è visibile la parte terminale della
volta dello stanzone sottostante. Al fienile si può accedere soltanto
passando per la stanza del guardaroba della villa, poiché la scala è
stata murata e sezionata. Parte del primo piano della zona rustica è
stata inglobata dalla zona padronale: è qui che troviamo la stanza Svizzera
e il guardaroba.
Manca la villa
IL GIARDINO DI VILLA BRAGHIERI
Villa Braghieri, residenza estiva degli Scotti venne sicuramente dotata di un
giardino. I documenti di archivio attestano che nel 1757 il giardino viene dato
in affitto, con un contratto di mezzadria, ad alcuni ortolani per coltivarlo
a frutteto. È probabile che l'area verde rientrasse nella tipologia del
giardino-orto caratterizzato dalla presenza di coltivazioni orticole a cui solitamente
venivano associati alberi da frutto e fiori. L'odierno giardino venne probabilmente
creato dopo il 1876 da Gaetano Braghieri. Il giardino ci appare strutturato
in due zone. L'area dietro la villa, verso nord, è un tipico parco paesaggistico
dove nei prati crescono numerose specie arboree di notevole dimensione soprattutto
di latifoglie, alcune delle quali molto rare. Più interessante dal punto
di vista storico è il giardino situato a est della dimora, la cui presenza
attesta un rapporto continuativo tra gli spazi interni ed esterni della villa;
una revisione del progetto dell'opera aggiunse, a questo lato della casa, un
ingresso e gli oculi delle scale trasformando quello che originariamente era
un lato minore dell'edificio, in una pseudo facciata principale. Da quest'ultima
anche oggi si può accedere alla sala del biliardo, le cui pareti furono
affrescate a fine 700, con paesaggi e figure mitologiche. Il rifacimento del
lato est e gli affreschi contemporanei lasciano pensare che sia stato creato
volutamente in questo luogo per realizzare una continuità visiva tra
la natura progettata e la natura dipinta. Tra la fine del XIX e gli inizi del
XX sec. Braghieri ha riportato alla luce l'originale e semplice impianto del
giardino all'italiana. Dall'esedra in ghiaia di fronte alla casa, si diparte
un vialetto che, affiancato da aiuole con erbacee perenni e cespugli di rose,
attraversa in linea retta tutto il giardino e raggiunge una collinetta artificiale
di gusto romantico e di impianto ottocentesco, sormontato da alberi. Fra le
principali specie arboree ricordiamo:
Acer negando - acero americano
Acer platanoides - acero riccio
Acer pseudoplatanus - acero di monte
Aesculus hippocastanum - ippocastano
Carpinus betullus - cedro azzurro
Magnolia grandiflora - magniolia
Pinus nigra - pino austriaco
Quercius rubra - quercia rossa
Tilia - tilio
Fagus Syluatica - faggio rosso
Liriodendum tulipifera - albero da tulipano
Ulms laevis- olmo bianco
Parrotia persica
Zelkova serrata - Zelkova giapponese
La villa dopo la morte dell'avv. Braghieri è stata abbandonata per anni
ed ha subito reiterati furti in particolare nell'ottobre-novembre 1984 e ancora
prima, con lo spoglio sistematico da parte dei ladri. L'Amministrazione Comunale
ha compiuto, poi, importanti interventi: rifacimento del tetto e recinzione
del parco; apertura estiva dello stesso parco alla popolazione; visite guidate.
Attualmente, grazie ai finanziamenti di, è stata restaurata: in un'ala
ha trovato sede la Biblioteca Comunale; in un'altra si sta allestendo un museo
dedicato al nostro illustre concittadino, Card. Agostino Casaroli.
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