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VILLA PAVERI FONTANA DI CARAMELLO

 


La villa, di proprietà di marchesi Paveri Fontana, si trova in località Fontana Pradosa, frazione di Castel San Giovanni, lungo la via Emilia Piacentina o Padana Inferiore che conduce a Piacenza, dalla quale si diparte un viale sterrato, che giunge alla villa. I Paveri traggono le loro origini dal Consorzio gentilizio dei Fontanesi o da Fontana. Costoro, probabilmente d'origine longobarda, furono infeudati nelle persone di Antonio, Burnengo, Azzo e Tedaldo figli di Ribaldo I de VicoVallegarii, di Fontana Pradosa da parte dell'imperatore Enrico II il 2 giugno 1004 in ringraziamento per gli aiuti a lui corrisposti contro Arduino, re d'Italia. Da Fontana Pradosa, dunque, presero il nome di Signori da Fontana e successivamente, alla fine del 1100, si suddivisero in diversi rami che mantennero in comune sia l'arma gentilizia ( la croce scaccata d'azzurro e d'argento in campo rosso ) sia l'appellativo da Fontana prima e Fontana poi. I rami più importanti furono gli Arcelli Fontana, i Malvicini Fontana e i Paveri Fontana. Questi ultimi, anche se il ramo primogenito viveva a Piacenza, sono sempre rimasti uniti al territorio di Fontana e di Castel San Giovanni, grazie sia alle proprietà terriere che partivano dalla collina ( Seminò ) per giungere al Po attraverso le località di Mottaziana, Tavernago, Francia, Parasacco, Caramello, la Fornace, il Colombarone, i Sabbioni ecc… che alle investiture feudali. Caramello viene citato per la I^ volta in documenti di Pietro Paveri Fontana, da cui nacque Bonifacio III; quest'ultimo fu il padre di Pietro Biagio ( morto nel 1532 ), proprietario di Caramello e Parasacco. Attraverso i vari discendenti, la proprietà di Caramello giunse al marchese Gaetano Paveri Fontana ( 1687 - 1779 ), marchese di Fontana Pradosa e conte di Piozzano: secondo un'epigrafe, tuttora esistente, situata all'ingresso della scala principale della costruzione, il Marchese permutò il feudo della Gallinella in territorio parmense con questo di Fontana Pradosa. Egli affidò all'architetto Ferdinando Bibbiena la trasformazione del palazzo - rocca di Caramello in una fra le più belle ville del Piacentino. Egli fece anche abbellire la chiesa di Fontana Pradosa e la piazza antistante, che sebbene di sua proprietà, fu concessa in uso pubblico. La villa di Caramello, trascurata per alcuni anni anche a causa di un tracollo finanziario della famiglia, riprese in parte il suo splendore con il marchese Ludovico ( 1861 - 1952 ) che vi trasferì la sua residenza, appartandovi le modernità dell'epoca: luce elettrica, telefono, acqua corrente, nuovi arredi. Suo figlio, il marchese Carlo Enrico ( 1893 - 1966 ) visse stabilmente a Caramello, abitandone solo una piccola parte. La costruzione ha un tipico impianto a villa ed è costituita da un corpo principale e da alcuni fabbricati accessori, per la vita di contadini e animali. Alla casa padronale si arriva percorrendo un lungo viale delimitato da pioppi. All'interno del parco si trova una pescheria, ormai in disuso, che una volta era alimentata dall'acqua delle colline; lo specchio d'acqua era circondato da una balaustra ornata da statue. Alcune foto dei primi ' 900 ce la mostrano rallegrata da mille imbarcazioni e cigni. L'acqua veniva inoltre convogliata, tramite canali sotterranei, in un piccolo laghetto all'interno di un boschetto. Il progetto fu probabilmente opera del Bibiena. L'aspetto architettonico si presenta con pianta regolare quasi quadrata con una leggera sporgenza in corrispondenza del vano scale posteriore; al suo interno è ubicato un cortile centrale. Nella parte retrostante si trova un porticato, opposto rispetto all'ingresso; esso si compone di una parte centrale a due campate con archi a crociera ellittici e da due parti laterali con campate con volta a crociera.

L'elemento architettonico più interessante è la scala che collega il piano terra al piano nobile; polo centrale attorno a cui ruota tutta l'architettura, da considerarsi innanzi tutto un ambiente scenografico. Lo scalone, coperto da un'enorme volta a padiglione parte a due rampe, ognuna con un pianerottolo intermedio, arrivando ad un successivo piano di riposo e poi congiungendosi per proseguire con una sola rampa fino al piano d'arrivo a forma semicircolare, delimitato da una magnifica balaustra a colonnine. Da qui si accede al salone di rappresentanza dalle straordinarie dimensioni 13 x 9 m, con un'altezza delle volte di 8.40 m. Dove avevano luogo ricevimenti e feste. La stanza è molto luminosa, grazie ai sei finestroni sormontati da una bifora a vetri colorati. Su questo piano si trova inoltre una saletta finemente decorata, adornata dallo stemma araldico del casato; sui muri del corridoio vi sono dei trompe-l'oeil rappresentati dalle architetture, e in corrispondenza di ogni porta vi è una nicchia contenente un busto o una statua. Alcuni ritengono che queste decorazioni possono attribuirsi al Bibiena. Il piano terra nel tempo è stato più volte modificato; resta degna di considerazione la piccola cappella. Nel piano interrato vi sono le cantine con volta a crociera e a botte vaste come la pianta stessa della villa. Nella facciata simmetrica, si nota sopra il portone d'ingresso, una finestra decorata da una balaustra e da un timpano dove sono riportate le iniziali della famiglia e la corona del marchese. La facciata termina con un grosso cornicione al di sopra del quale vi è un frontone con quattro statue.
Sede del comando Germanico durante la seconda guerra mondiale, la villa presenta testimonianze in una stanza adiacente al portico: sui muri, le milizie hanno lasciato disegni che raffigurano scene di vita militare.
Alla morte del marchese Carlo Enrico la villa subì continui furti ed atti di teppismo vandalico, compresa la distruzione dello stupendo scalone bibienesco, mai perseguiti dalle autorità. Nel 1997 iniziarono i lavori di restauro che dovrebbero riportare la culla dei poveri Fontana nelle condizioni di un tempo.

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