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CHIESA DI S. ROCCO

La chiesa di S. Rocco è il frutto di secolari modifiche; è situata in Corso Matteotti, la via principale della città, nel quartiere denominato il "Borgo". Prima del mille era sorto sull'area dell'attuale chiesa un oratorio preromanico identificabile con la Pieve di S. Pietro. Con la diffusione in Europa dell'arte gotica, anche la nostra chiesa subì cambiamenti unendo le cappelle con archi ogivali e aggiungendo due navate laterali.

Essa fu affidata all'ordine dei Servi di Maria o Serviti: quando furono introdotti a Piacenza dal vescovo Bernardo del Cario, fu loro commessa la cura della chiesa la cui dedicazione subì un cambiamento. Infatti Rocco di Montpellier, come si apprende da Giovanni Pino di Tolosa, si riposò otto giorni presso C.S.G. e la comunità gli dedicò la chiesa con il convento dei frati Serviti.
Narra il Poggiali che nel 1476 i frati Terrazzani accusarono di rilassatezza di costumi i Serviti conventuali, da tempo stanziati al sevizio della chiesa di S. Rocco, e con l'approvazione del conte Pietro Dal Verme, signore del paese, cacciarono i corrotti ed affidarono ad altri frati Serviti, appartenenti alla Congregazione dell'Osservanza, il convento e la chiesa.
I Serviti Osservanti accettarono il prezioso ufficio. Si impegnarono a restaurare la vecchia chiesa e lavorarono al ripristino per 7 anni. Questo restauro rappresenta la fase rinascimentale: venne aperto un finestrone rettangolare nella facciata e si abbellì l'interno con affreschi. La Chiesa venne consacrata nel 1483 dal vescovo Alessandro Caffa. I Serviti rimasero a Castello per quasi 160 anni fino al 1652, quando Papa Innocenzo X soppresse tutti i piccoli conventi. Dopo 14 anni i Serviti fecero ritorno a Castello, ripresero possesso della Chiesa di S. Rocco e restaurarono il convento grazie alla generosità di P. Filippo Speziotti. Proseguirono la gestione per più di un secolo, finché il ministro dei Borbone, Guglielmo du Tillot, soppresse i piccoli conventi. La Chiesa di S. Rocco continuò a funzionare per mezzo di un cappellano. Quando il ministro du Tillot, accusato d'autoritarismo, fu allontanato, i Serviti fecero di nuovo ritorno a Castello dove rimasero 28 anni, finchè la legge napoleonica che sopprimeva tutti gli enti monastici e religiosi, costrinse li ad allontanarsi definitivamente. Il convento e la Chiesa di S. Rocco furono quindi utilizzati da teatro, da caserma dei carabinieri, da magazzino ed infine da stazione. Per un accordo con l'arciprete Don Aristide Conti, le confraternite di S. Giacomo e di S. Maria dei Celestini aquistarono la Chiesa di S. Rocco insieme con le cappelle della navata di sinistra, che erano state chiuse per i vari usi che se ne fecero. Con il contributo della popolazione e delle autorità, l'interno della Chiesa fu restaurato dall'architetto Arata che scoprì preziosi affreschi del 400. L'11/11/1923 la Chiesa di San Rocco fu consacrata dal vescovo mons. Menzani. Nel 1931 la facciata fu rivestita in laterizio e al portale fu aggiunto un protiro sorretto da colonnine binate.
Negli anni '70 mons. Risposi affidò all'architetto Graviani i lavori di consolidamento delle fondamenta e l'abbattimento di sovrastrutture abusive. Grazie a mons. Agostino Casaroli e don Teodoro Pallaroni, nativi di C.S.G, alla chiesa di S. Rocco fu donato un nuovo altare maggiore in marmo giallo di Siena, opera dello scultore Paolo Perotti. Completamente restaurata la chiesa fu riaperta al pubblico il 16/08/1975 alla presenza di mons. Agostino Casaroli, segretario del Vaticano. Nel 1995 sono state rifatte e consolidate le volte. Nel 1998 la chiesa è stata arricchita da un quadro ad olio, opera del pittore Franco Corradini, raffigurante il Card. Agostino Casaroli accanto a Sant' Agostino d'Ippona, che è stato donato al Cardinale dal Lions Club di C.S.G.

Oggi la Chiesa, originariamente di stile romanico di cui però non resta traccia, presenta elementi di stile gotico e barocco. Essendo appoggiata su un terreno argilloso, si sono spesso formate crepe che hanno richiesto opere di restauro. Sono cosi emersi due affreschi: uno rappresenta tre angeli e alcune donne che adorano Gesù, l'altro, del 1400, non ha ancora del tutto portato alla luce, raffigurerebbe il martirio di S. Sebastiano. Vi sono inoltre alcune statue: di S. Corrado, della Vergine Addolorata, del Cristo morto, di S. Rocco, due dipinti appartenuti al Convento dei Celestini, oltre a quello più moderno del pittore Corradini.
Manca il fonte battesimale in quanto la Chiesa non era parrocchiale, ma proprietà del Convento dei Serviti. Attualmente è aperta al pubblico dalle ore 8 alle 12 e dalle 15 alle 19. Nei giorni feriali viene celebrata la S. Messa alle ore 18; nei giorni festivi alle 11:30. Vi si svolgono inoltre incontri e altre celebrazioni a seconda delle necessità, in quanto la chiesa, di dimensioni ridotte, può essere facilmente riscaldata. Apertura, chiusura e pulizia della chiesa sono affidate ad un volontario. Adiacente alla chiesa, si trovava il chiostro, ora appartenente alla casa protetta "Albesani" ed in fase di ristrutturazione.
Varcata la soglia della chiesa, ci si trova immersi in una atmosfera di silenzio, di serenità e di pace. Rappresenta un rifugio, un'oasi di tranquillità, lontano dai rumori e dei suoni assordanti della vita moderna. Colpisce il gran crocifisso appeso nell'abside sopra un drappo rosso, di fronte al quale viene spontaneo inginocchiarsi, riflettere e pregare.
Addolorata
 
ATTIVITA' SVOLTE
CHIESA DEI SACCHI
FONTANILI
 

 

 

 

 

 

 


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