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PROGETTO
"ULTIMO STADIO"
Progetto
didattico Piacenza Calcio contro la violenza negli stadi, a.s.
2005/06
I
testi dei ragazzi di IIIA

NO
AL RAZZISMO E ALLA VIOLENZA
Aiello
Alessandro 3° A
Il calcio è da molti anni uno degli sport più seguiti al mondo.
In Italia però questo sport meraviglioso molto spesso viene usato
come pretesto per esprimere idee che nulla hanno a che fare con
il calcio attraverso striscioni razzisti e cori.
Lo sport per me è una attività molto importante sia al livello mentale
che fisico.
Io pratico calcio da 9 anni e, per fortuna, non mi è mai capitato
di assistere a scene di VIOLENZA, anche se tutte le partite si svolgono
in campi da calcio recintati.
Secondo me bisognerebbe abituare ed educare i ragazzi, a partire
dai campionati dilettanti giovanili, ad avere un "contatto"
con il pubblico.
Con il tempo, gli stessi ragazzi abituati a questo comportamento
civile potranno andare a
tifare la propria squadra del cuore, allo stadio, senza creare problemi.
Questo secondo me potrebbe essere un modo per rimediare al problema
della violenza e del razzismo.
Purtroppo molto spesso si sente parlare di striscioni e slogan offensivi
a discapito di persone di colore o magari di lanci di oggetti pericolosi,
Secondo me tutto questo sarebbe evitabile con il coinvolgimento
di un maggior numero di rappresentanti delle forze dell'ordine (pur
essendo già numerosi) e aggiungendo delle
telecamere all'interno dello stadio per verificare cosa in
realtà portano i tifosi che
in teoria sarebbe proibito dal regolamento stesso.
In altri paesi europei le barriere sono gia state tolte e devo dire
che quando seguo delle partite Inglesi i tifosi mi sembrano tenere
un comportamento abbastanza civile e tranquillo; spero che, levando
le barriere, anche in Italia ci sarà lo stesso comportamento.
Secondo me anche l'aspetto dello stadio è importante, anche se può
sembrare banale: ad esempio, in Inghilterra lo stadio è più accogliente,
non manca un solo seggiolino e secondo me questo può influire sul
comportamento perchè si è più portati a rispettare un ambiente curato
(senza levare nulla agli stadi Italiani).
Sono sicuro che se il progetto del Piacenza calcio dovesse funzionare,
con il passare del tempo, tutte le società Italiane lo imiterebbero
giustamente e questo sarebbe magnifico, perchè non ci sarebbe più
la paura di rimanere coinvolti in qualche rissa o essere colpito
da un petardo, come già successo e intere famiglie
secondo me andrebbero allo stadio molto più volentieri.
Spero che il progetto funzioni.
LA VIOLENZA NEGLI STADI
Di Davide Brambilla
La violenza negli stadi, come dice la parola stessa è la violenza
che si manifesta negli stadi durante una partita di calcio.
A mio parere è una cosa assolutamente inutile; allo stadio
ci si va per divertirsi e per vedere una partita di calcio in santa
pace.
All’ epoca degli inizi del calcio , lo sport era tranquillo,
sereno, ma soprattutto non si litigava per un fallo o una rimessa
laterale concessa all’ avversario. Invece, a partire dagli anni
80’, 90’, la competizione e la voglia di vincere era sempre maggiore
fino ad arrivare a fare “male” ad un avversario solamente perché
stava facendo goal. Con questi brutti comportamenti e con questo
odio l’arbitro cominciò a prendere seri provvedimenti disciplinari
verso il giocatore, scatenando l’ira del pubblico. Ed è il pubblico
stesso che negli anni che verranno comincerà ad odiare i tifosi
della squadra avversaria, scatenando risse tra il pubblico ospite,
scontri con la polizia e scontri con i giocatori stessi. Oggi sono
state prese molte norme di sicurezza ad esempio perquisizioni, barriere
che separano il campo dagli spalti, video-sorveglianze e schieramenti
sempre più numerosi di forze dell’ordine.
Spero che un giorno la gente capisca che allo stadio ci si
va per divertirsi e fare il tifo ma non per fare i violenti.
IL RAZZISMO
Oggi allo stadio, purtroppo, assistiamo ad atti di razzismo
nei confronti dei giocatori
di colore e stranieri. In poche parole sono delle prese in giro
molto pesanti, fatte dal pubblico, verso quei tipi di giocatori.
Io sono molto contrario al razzismo che è, come la violenza negli
stadi, una cosa inutile. Che cosa hanno di diverso da noi le persone
di colore? Solamente il colore della pelle, che come ho detto prima
nell’ ambito calcistico non c’entra proprio un bel niente. A volte
si vanno a cercare delle motivazioni per offendere le persone che
non stanno né in cielo né in terra! Un esempio è stato nel girone
di andata di serie A quando gli ultras dell’Inter hanno offeso Zoro,
un giocatore del Chievo Verona solamente perché aveva fatto un fallo
da nulla. Questo significa che certa gente che va allo stadio non
è per niente “matura”. Per fortuna anche per questo è stato preso
un provvedimento: chi insulta un giocatore straniero o di colore
prende una multa veramente salata.
LE BARRIERE NEGLI STADI
Le barriere negli stadi sono dei provvedimenti di sicurezza
presi per prevenire i fenomeni di violenza. Le barriere sono una
cosa giusta, perché visto quello che succede abitualmente durante
le partite, cercano almeno di limitarne i danni, ma sarebbe sicuramente
molto meglio poter vedere le partite senza nessuno ostacolo davanti.
Alcuni stadi d’Italia (tra cui quello del Piacenza) hanno proposto
di eliminare le barriere, come del resto è già stato fatto da qualche
anno in Inghilterra.
Io penso che in Italia sia purtroppo presto per toglierle,
perché i fenomeni di violenza, razzismo e vandalismo sono troppo
generalizzati e che occorrerebbe prima rieducare completamente tutto
il mondo calcistico: giocatori , giornalisti, tifosi, arbitri e
dirigenti.
L’ultimo
stadio
di Matteo
Carusone, Gianluca Cavallaro, Brando Fornaciari, Alessandro Aiello:
Lo sport è sempre stato per noi una
forma di svago, un groviglio di sensazioni che ci ha accompagnato
fin da piccoli nel nostro tempo libero, del quale abbiamo, con gli
anni, imparato il vero significato e i profondi valori che lo sostengono.
Ma “il giorno dopo”, come una doccia
fredda, siamo venuti a conoscenza di tutto ciò che sta rendendo
lo sport e in particolare il calcio, una battaglia; gruppi ultras
di squadre avversarie che si picchiano, tifosi armati di fionda
che lanciano oggetti e petardi, ma soprattutto gente che si disinteressa
della parola “sport”, non sa cosa vuol dire.
Ci giungono all’orecchio notizie di
violenza straordinaria: nel 2001 gruppi di tifosi hanno gettato
dagli spalti un motorino; il petardo lanciato a Dida nel 2005; il
razzo segnalatore che ha colpito una anziana signora, sempre nel
2005; la monetina scagliata dai tifosi a un arbitro, che gli ha
causato un taglio in fronte.
E’ chiaro quindi che le barriere diventano
essenziali per evitare danni alle persone.
La FIGC si trova spiazzata perché
con così tanti fatti indecenti non ha abbastanza fiducia per toglierle.
Noi, con “toglierle” non intendiamo
dire eliminarle da stadi importanti; prima di tutto bisogna iniziare
dagli stadi delle categorie giovanili o dilettantistiche, per il
semplice motivo che non ha senso mettere divisori che isolano i
giocatori dal pubblico che è venuto in buona fede a vedere una partita,
per così dire, minore. Poi, con calma, si procederà alla rimozione
di tutte le barriere, se gli incivili cominceranno a comprendere
i principi dell’educazione. L’unico problema sono appunto gli antisportivi:
perché sono coloro che, una volta tolte le barriere, potranno far
rimpiangere l’azione intrapresa.
Noi crediamo che, comunque, sia inutile
togliere le barriere se ci sarà sempre chi va allo stadio con l’intenzione
di far danni e risse. A conseguenza di questo, i provvedimenti presi
dalla polizia saranno sempre e comunque violenti, con una reazione
proporzionata alla violenza da combattere. E’ questa oggi l’unica
forma di difesa possibile. Ma, come in una partita, è importante
anche contrattaccare e gli strumenti sono: educazione, cultura,
sensibilizzazione, assunzione di responsabilità.
Noi non riusciamo a capire perché
in Inghilterra, dove le barriere sono inesistenti, la gente non
si abbassa a comportamenti a dir poco delinquenziali. L’Inghilterra,
essendo la patria del calcio moderno e di molti altri sport, sta
dando un grandissimo e importantissimo messaggio di come ci si comporti
in campo, sulle tribune e fuori dal campo, dove raramente si viene
informati di casi di violenza.
Per questo auspichiamo che in ogni
stadio vengano tolte le barriere che a nostro parere possono sembrare
un segno di pericolosità dei tifosi locali e che si dia un segnale
coraggioso e forte di cambiamento a tutto il mondo dello sport.
Noi siamo ragazzi che all’età di 9-10
anni, andavano con i genitori quasi tutte le domeniche allo stadio,
ma adesso i nostri genitori hanno timore.
Lo sport deve essere vissuto come
un divertimento, non una paura; non possiamo perdere un ambiente
bello e positivo come lo stadio e portarlo, all’ultimo
stadio, alla sua chiusura definitiva.
L’ULTIMO STADIO
Di Francesco Ghelfi
Secondo la mia esperienza uno sport è portavoce di valori molto
forti e richiede sacrifici, allenamenti continui, lealtà e solidarietà.
Se però guardiamo la realtà degli stadi non troviamo questi
aspetti: episodi di violenza sono sempre più frequenti, insieme
a quelli di razzismo nei confronti di giocatori di colore; appena
inizia la partita, col fischio di inizio, iniziano le ostilità.
Sul campo da gioco si verificano risse, vengono minacciati
arbitri e giocatori.
A volte compaiono striscioni offensivi, portati da persone
incivili e molto maleducate.
Sempre più spesso assistiamo a scontri tra polizia e ultrà.
Credo che queste persone violente non apprezzino serenamente
lo sport: non lo rispettano e non rispettano i tifosi che vanno
allo stadio per seguire pacificamente la propria squadra del cuore.
Si dimentica lo spirito del gioco, il piacere, il divertimento
a vantaggio di competizione e guadagno personale.
Siamo all’ultimo stadio: occorre più educazione, fin dalla
giovane età, più attenzione per le altre persone e per gli ambienti
in cui viviamo, più rispetto per lo sport da parte di tutti: società,
sportivi, tifosi.
Il rischio è quello di perdere un gioco come il calcio che
ha avuto tanta importanza nella nostra società.
La
violenza negli stadi
Di Alessandro Barattieri e Luca La
Rosa
Noi
alunni seguiamo con interesse la partita di calcio alla televisione
e leggiamo spesso anche i quotidiani sportivi, specie durante i
campionati di calcio oppure dopo una partita importante. Un atleta
o una squadra che vince riceve tutta la nostra ammirazione, tanti
applausi e complimenti soprattutto da parte degli sportivi e dei
giovani.Spesso però non viene considerato che si raggiungono certi
traguardi a caro prezzo, con sacrifici, rinunce e allenamenti continui.
Esercitare uno sport richiede anche lealtà, pazienza, amicizia e
solidarietà. Questo, purtroppo non appare negli stadi, dove si assiste
sempre più di frequente ad episodi di violenza e di razzismo, soprattutto
nei confronti dei giocatori di colore, i quali, appena toccano il
pallone, vengono insultati dai tifosi della squadra avversaria che
spesso lanciano anche oggetti dagli spalti. Sul campo si verificano
risse, sputi e minacce contro questi giocatori.A volte negli stadi
si vedono alcuni striscioni contro i neri , con frasi xenofobe,
come per esempio: “Auschwitz la vostra patria”, “i forni le vostre
case” ...Queste offese non sono di certo atteggiamenti da persone
civili.Ultimamente leggiamo troppo spesso anche notizie su scontri
negli stadi tra poliziotti e ultrà . Secondo noi questi non sono
veri sportivi se non riescono ad accettare la sconfitta della loro
squadra e se non rispettano neanche gli altri tifosi che da tempo
attendevano di assistere a quella partita, per sostenere i propri
"beniamini"e trascorrere una buona giornata. La violenza
e il razzismo, inoltre, non si verificano soltanto all'interno dello
stadio, ma anche al di fuori, infatti sui muri e per le strade delle
città italiane si possono vedere scene di quotidiana follia.
Gli animi dei tifosi sono troppo accesi, le forze dell'ordine
sono costrette a scendere in campo per sedarli (es. caso Sinigaglia:
il questore in prima linea). Studi di sociologia hanno dimostrato
che l'eccessiva visibilità delle forze dell'ordine in assetto antisommossa
ingigantisce la proporzione della violenza - dice Maurizio Marinelli,
direttore del Centro Studi sulla Sicurezza Pubblica -, il quale
consiglia l'acquisto degli impianti sportivi da parte delle società
calcistiche e l'uso di telecamere a circuito chiuso, come in Inghilterra
dove gli incidenti sono diminuiti: il controllo deve venire dall'interno.
La domenica allo stadio costa 1,6 miliardi (lire), meno del precedente
campionato (175mila), tanto però, se si pensa che il numero delle
forze dell'ordine utilizzato è diminuito (-6,3% relativo al costo
sostenuto per ogni giornata di campionato). Questi i numeri: 7760
uomini delle forze dell'ordine (dalla serie A alla C2), di cui 5040
della PS e 2720 dei CC. Per le prime venti giornate sono stati spesi
31,816 milioni di cui 114mila solo per le autovetture; 569 gli operatori
feriti. C'è stato un aumento del 43% di aggressioni alle forze dell'ordine,
per il ministro Pisanu sono dovute all'ostilità crescente nelle
tifoserie; aumento del 118% tra i feriti, incremento del 32% di
episodi criminosi.
Occorre andare a ritroso e ripercorrere alcune tappe fondamentali.
Il teppismo nasce nei primi anni '70, come fenomeno di violenza
nei confronti dei protagonisti del calcio, ora invece cresce e dall'interno
si sposta verso l'esterno. In Italia questo problema è identificato
con la questione sull'ordine pubblico e sulla gestione degli impianti
sportivi. I numerosi interventi legislativi, l'utilizzo di telecamere
a circuito chiuso non bastano a garantire sicurezza.
I colpevoli sono definiti “ Idioti culturali, deviati, dediti all'uso
di alcool e droghe”; il mondo del calcio dal canto suo, non si mette
in discussione, poiché crede di essere estraneo a tale realtà.
Ma questo fenomeno coinvolge fattori sociali, economici, psicologici
e culturali. Le squadre hanno il loro peso nell'alterare gli animi
dei loro tifosi, con insulti in campo e dichiarazioni a fine partita
che contribuiscono ad aizzare i tifosi alla violenza.
Dal luglio del '70 al giugno 2000 si sono susseguiti diversi
scontri, atti vandalici, accoltellamenti che hanno causato diversi
morti e numerosi feriti; ciò ha portato alla blindatura degli stadi
e delle zone limitrofe e all'inasprimento della legislazione. A
questi fatti però, se ne sono affiancati alcuni positivi, come la
nascita in brasile nel 1970 delle Torcidas esclusivamente giovanili
e la nascita nel 1984, con l'invasione pacifica a Parigi di 20.000
danesi, del movimento Roligan - letteralmente supporters che rifiutano
la violenza-.
Dal NCIS (National Criminal Intelligence Service) inglese risulta
che il 54% degli arresti scatta all'esterno degli stadi, il picco
è stato raggiunto nel 1994/1995 con il 59%. In Italia nel 2002/2003
è aumentata significamente la violenza dentro (25%) e fuori gli
stadi (32%) durante le prime giornate di campionato.
Dal confronto degli ultimi tre campionati calcistici risulta che
gli arresti sono passati dall'8% al 35%, le denunce dal 5% al 75%,
gli incidenti da 28% al 97%, i feriti da
34% al 18%; l’unico dato che segna un progressivo dietro
front è il divieto d'accesso agli impianti sportivi, che passa dal
124% al 69%.
La violenza negli stadi in quest'ultimo triennio calcistico ha registrato
un forte incremento, infatti, dai 238 incidenti registrati nel 2000/2001
si è scesi ai 114 del 2001/ 2002 per poi notare un'ascesa nel 2002/2003
con ben 290 episodi. Le squadre più violente di questo campionato
sono state il Napoli con 35 incidenti, Lazio e Juventus rispettivamente
con 21 incidenti e il Catania con 20; la Roma per quest'anno non
risulta al vertice di questa classifica; in aumento però, le squalifiche
e le diffide dei terreni di gioco nel 2001/2002. Un dato significativo
che può creare allarmismo riguarda gli impianti sportivi, infatti,
solo il 43% risulta in regola, 19% sono inagibili (salvo deroga).
Dieci quelli più pericolosi: Udine, Bologna, Bergamo, Perugia, Vicenza,
Cagliari, Ascoli Piceno, Savona, Foggia e Benevento. C'è una mappa della violenza negli stadi illustrata dal Centro Studi
sulla Sicurezza Pubblica: Lazio, Verona, Fiorentina e Inter hanno
frange di ultrà di destra, così come la maggior parte delle squadre
del Sud; sono tifoserie estremamente ideologizzate e vedono lo stadio
come ruolo di reclutamento.
Livorno, Modena, Ternana, Torino e Genoa invece, sono tendenzialmente
di sinistra caratterizzati da una voglia di trasgressione e di annebbiamento
sociale. Le tifoserie hanno oggi una base comune: non accettano
più l'idea di alleanza, neppure su base politica, per questo motivo,
è nato il Loma che significa appunto odiamo tutti.
Si è creata così la scala denominata con il termine “Scala
di Radicalità”, man mano che ci si sposta verso sinistra sono presenti
i gruppi che hanno creato maggiori disordini.
Nel contesto genovese la scala di radicalità ha un punteggio pari
a 11, molto elevato se si pensa che squadre come la Roma o la Lazio
hanno rispettivamente un picco di 14 e 13 punti.Ciò pare giustificarsi
con l'organizzazione presente all'interno dell'Ottavio Barbieri.
Il razzismo è un altro fenomeno connesso alle manifestazioni calcistiche
che interessa in primis l'Italia ma non solo. Esso non va identificato
con la città cui appartiene la tifoseria. Alcuni episodi lo dimostrano:
il presidente del Verona ha difficoltà nel comprare Mboma, i tifosi
glielo impediscono.
Per fare dei nomi: Sol Campbell, Dalmat, Le Roy, Vekini, Kluivert;
sono tutte vittime del razzismo. Per combatterlo occorrono leggi
speciali come quella del 13. 10.1975 n.654, inoltre la tolleranza
non deve essere imposta per forza. L'educazione deve essere curata
sia dalla scuola sia dalla famiglia, sia dalla chiesa che deve favorire
la tolleranza verso gli altri culti. Al contrario non devono essere
fatte esagerazioni né disprezzo verso le minoranze etniche enfatizzando
le diversità.
Gli interventi legislativi per contrastare il fenomeno della violenza
negli stadi sono numerosi, in primis il recentissimo intervento
che punirà direttamente le società in classifica, poi l'introduzione
del “reato di possesso” di artifizi pirotecnici in occasione di
manifestazione sportiva (legge 401/1989, art.6- ter): la pena è
quella della reclusione da 1 mese ad 1 anno e della multa da euro
258 ad euro 1.032; inoltre si può incorrere negli “effetti dell'arresto
in flagranza durante o in occasione di manifestazioni sportive”
(legge 401/1989, art. 8 comma 1 Bis): la pena è quella della reclusione
da 6 mesi a 3 anni; inoltre alle precedenti disposizioni può aggiungersi
un decreto ingiuntivo che vieta a colui che è stato colto in flagranza
di reato, l'accesso ai luoghi dove si svolgono le competizioni sportive,
se non è possibile procedere immediatamente all'arresto.
Il divieto di accesso agli impianti sportivi (D.A.SPO.) disposto
dal questore ai sensi dell'art. 6 della legge n. 401 del 1989, novellato
nel 2001 con la legge n.307 stabilisce che potrà essere disposto
anche nei confronti delle persone che, nel corso degli ultimi 5
anni, risultino denunciate o condannate, anche con sentenza non
definitiva, per uno dei reati commessi o per aver preso parte attiva
ad episodi di violenza ,su persone o cose, in occasione o a causa
di manifestazioni sportive o che, nelle medesime circostanze, abbiano
incitato, inneggiato o indotto alla violenza in occasione o a causa
di manifestazioni sportive. Il
diffidato, può essere esortato a presentarsi anche più volte durante
lo svolgimento dell'incontro, nell'ufficio di polizia competente
per residenza o altro indicato esclusivamente dal Questore.
Questa normativa è tutt'oggi fonte di polemiche perché va ha
ledere i principi sanciti dalla Costituzione agli articoli 13 e
16; sia la Corte di Cassazione, sia la Suprema Corte, sia il Governo
sono intervenuti in merito. La violenza inizia ad insidiarsi anche
nelle categorie minori. Questi atti sono dovuti ad un cambio generazionale;
il DASPO viene aggirato puntando sui campionati minori.
Ecco i rimedi proposti dal CSP: la predisposizione di un
manuale tecnico-operativo, la diminuzione del numero di poliziotti
in divisa, non far coincidere troppe partite a rischio, no ai poliziotti
utilizzati per le perquisizioni, studiare la cultura dei tifosi,
i violenti allontanati dagli stewards, utilizzo di TV a circuito
chiuso per controllare anche le zone adiacenti lo stadio, predisporre
di treni speciali, e poi gli stadi dovrebbero diventare di proprietà
della società di calcio, far sapere anticipatamente cosa i tifosi
possano o non possano introdurre allo stadio; inoltre i giornali
devono fare da tramite, parlare e intervistare membri delle forze
dell'ordine e seguire la polizia per comprendere meglio le modalità
di azione.
VIOLENZA NEGLI STADI
Di Migli Paolo
Gli incidenti negli stadi crescono in misura
allarmante. Rispetto allo scorso campionato, nell'attuale stagione
calcistica, nonostante il sensibile incremento dell'attività delle
forze dell'ordine, il numero delle partite con persone ferite è
quasi raddoppiato, mentre i feriti tra le forze di polizia sono
più che triplicati. Sono più che raddoppiate anche le denunce e
i danni. Perché questa nuova ondata di violenza, un fenomeno che
tutto sommato sembrava quantomeno sotto controllo? Da un lato c'è
la carenza strutturale degli stadi italiani. Tra serie A, B, C -
dice il governo - il 19% degli impianti risulta inagibile salvo
deroga; il 38% stadi erano come sono anche l'anno scorso e due anni
fa. Molti puntano il dito sulle norme antiviolenza, divenute meno
efficaci proprio nell'ultimo anno.
In materia di violenza Negli stadi il primo testo fondamentale è
stata la legge n.401 del 1989 alla quale sono state apportate modifiche
successive. Negli ultimi anni importante è stata la riforma che
c'è stata nel 2001 con la legge 19 ottobre 2001 n. 377 che convertì
in legge il decreto legge 20 agosto 2001. La legge prevede l'allargamento
dei soggetti che possono essere destinatari delle misure di prevenzione
emesse dal questore (divieto di accesso agli stadi): il divieto
può essere esteso infatti a soggetti denunciati o condannati nel
corso degli ultimi cinque anni, anche se con sentenza non definitiva,
per violazione del divieto di usare caschi protettivi o qualsiasi
altro mezzo che renda difficoltoso il riconoscimento della persona;
per accesso ai luoghi delle manifestazioni con emblemi o simboli
razzisti o offensivi; per lancio di corpi contundenti o altri oggetti
idonei a recare offesa; per il superamento indebito di recinzioni
o per partecipazione ad episodi di violenza.
Altre novità della legge del 2001 sono: - È possibile procedere
all'arresto per reati commessi in occasione di manifestazione sportive
e vengono ampliate le ipotesi nelle quali il questore ha la facoltà
di disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni
sportive.
- Il questore può disporre che chi sia stato interdetto all'accesso
agli stadi si presenti negli uffici una o più volte nel corso della
giornata in cui si svolge la manifestazione.
- Sono introdotte nuove figure di illecito penale. Per il
lancio di corpi contundenti che crea pericolo per le persone è previsto
il giudizio direttissimo ed è aumentata la pena per i reati di porto
d'armi od oggetti atti ad offendere, qualora il fatto avvenga durante
manifestazioni sportive. Con un emendamento della Camera è stata
invece cancellata la possibilità di arrestare i responsabili di
violenze anche fuori flagranza, entro 48 ore dal fatto, prevista
nel decreto legge del 20 agosto. Tale norma sull'arresto fuori flagranza
ha suscitato polemiche e nei confronti di essa furono sollevati
sospetti di incostituzionalità, tanto che poi scomparve dal testo
della legge. La legge del 2001 prevede che se non si viene colti
in fragranza l'arresto di chi si rende colpevole di violenza alle
persone o alle cose (in occasione o a causa di manifestazioni sportive)
è solo facoltativo. E le norme sul fermo si applicano con il vaglio
del Pm. Proprio negli ultimi tempi, a causa dell'aumentare degli
incidenti si è deciso di legiferare di nuovo in materia. Con la
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio 2003 è entrato
in vigore il decreto legge recante le disposizioni urgenti per contrastare
i fenomeni di violenza in occasione di competizione sportive, varato
dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 21 febbraio 2003. Da
lunedì 24 febbraio le forze dell'ordine possono dunque contare su
nuovi strumenti per combattere la violenza negli stadi. Il provvedimento,
che era stato illustrato in una conferenza stampa dal ministro dell'Interno
Giuseppe Pisanu e dal Ministro per i beni e le attività culturali
Giuliano Urbani, prevede l'introduzione di una norma sull'arresto
differito, con una formula più garantista, in base a documentazione
attendibile. Il provvedimento consentirà alle forze dell'ordine,
tra l'altro, di poter e seguire l'arresto dei violenti entro 36
ore, qualora questi siano riconoscibili con certezza attraverso
documenti video o fotografie. Tale "flagranza lunga"come
è stata definita ha suscitato anche stavolta dubbi di costituzionalità
in quanto pare in contrasto con l'art 13 della Costituzione che
dichiara inviolabile la libertà personale e ammette restrizioni
alla libertà personale solo con un atto motivato dall'autorità giudiziaria,
mentre l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti
provvisori, soggetti a convalida dell'autorità giudiziaria, solo
in casi di necessita e urgenza. Comunque già dopo l'entrata in vigore
ci sono dubbi sull'interpretazione e sull'applicazione della legge.
In occasione della partita di campionato Udinese-Juventus, ad esempio,
due tifosi trovati in possesso di mazze da baseball sono stati prima
arrestati, sulla base della nuova legge e poi rilasciati per una
diversa interpretazione della legge. Dopo che i due erano stati
arrestati il giudice non ha convalidato l'arresto. Il motivo? Stando
ad una circolare del ministero degli Interni le nuove norme restrittive
si applicherebbero soltanto a chi ha già ricevuto una regolare diffida.
Quindi occorre chiarezza su questa nuova normativa e comunque oltre
alle norme più severe è necessario che cambi la mentalità collettiva.
È inoltre indispensabile un maggiore senso di responsabilità delle
società di calcio. Il gioco del pallone è il più bello e il più
amato del mondo; la violenza negli stadi lo sta rovinando. Facciamo
che ciò non accada. Secondo me per evitare che
avvengano episodi di violenza o di razzismo bisogna educare
la gente cominciando a togliere le reti dai campi dove giocano i
pulcini e gli esordienti,poi che a nessuno spettatore verrebbe in
mente di picchiare un avversario
o l’arbitro che è sempre un dirigente. Questo lo dice spesso
il mio prof. di ginnastica ( Vercesi) e io concordo in pieno. Secondo
me quindi questo sarebbe il primo passo verso il salvataggio del
calcio.
LA
VIOLENZA NEGLI STADI
Di
Scrivani Martina, Giulia Valla, Giulia Vigevani, Miriana Nicolini,
Camilla Orlandoni
Lo
stadio è un complesso di costruzioni e impianti creati per accogliere,
secondo precise norme di sicurezza, il pubblico intorno ad un campo
di gara e a permettere agli atleti di affrontare le gare e gli incontri
disputati. Esistono stadi specializzati ad ospitare vari tipi di
sport, ma quelli più frequentati da gente di ogni età e dove sono
anche più presenti fenomeni di violenza, sono specialmente quelli
di calcio. Negli stadi vi sono precise norme che ne permettono la
sicurezza, sia dei giocatori che del pubblico; esse dovrebbero impedire
o, comunque, ridurre e tenere a freno lo scaturire di violenza o
la nascita di pericoli nei momenti della gara o in quelli successivi
alla partita. Negli ultimi decenni, però, la violenza, all'interno
di queste strutture, è notevolmente aumentata: sempre più frequentemente
si fanno uso di gas lacrimogeni, petardi e oggetti che possono colpire
o ferire i giocatori o il pubblico, e di conseguenza interrompere
una partita ancora da terminarsi. Nonostante si cerchi di fermare
questa violenza, facendo intervenire poliziotti e addetti alla sicurezza
o introducendo nuove norme, questo fenomeno è ancora tra i più pericolosi,
tra quelli presenti negli sport e non solo, per i giocatori; anche
gente che non ha colpa può finire arrestata o essere ferita dagli
oggetti spesso lanciati dal pubblico più violento.
Le
partite di calcio svolte in questo modo provocano tragedia anziché
gioia e morte al posto di divertimento.
Se
tifare per la propria squadra significa odiare, se entusiasmarsi
per un gol segnato significa disprezzo per gli avversari e se seguire
la propria squadra vuol dire percorrere il paese come barbari pieni
di odio e di rabbia, allora questo non può più essere definito lo
sport più amato nel mondo.
Purtroppo
non è solo un piccolo gruppo di persone a cantare cori razzisti
ed a esercitare atteggiamenti rissaioli; questi sono grandi gruppi
preparati per un solo scopo e hanno i loro simboli, il loro linguaggio,
i loro segni di riconoscimento.
Questo
fenomeno si riflette anche tra
i giovani e quindi le curve ultrà nascono anche dal bisogno
dei giovani di crearsi una propria cultura definita di “opposizione”
al tradizionalismo della società italiana.
IL
RAZZISMO NEGLI STADI
Negli
stadi si assiste sempre più frequentemente ad episodi di razzismo,
sopratutto nei confronti dei giocatori di colore.
Questi
atleti vengono brutalmente insultati e colpiti da oggetti lanciati
dagli spalti.
Sul
campo si verificano risse, sputi e minacce contro questi giocatori.
A
volte negli stadi si vedono alcuni striscioni contro i neri, con
frasi xenofobe.
La
violenza e il razzismo non sono presenti soltanto all’interno dello
stadio, ma anche al di fuori, infatti sui muri e per le strade si
possono vedere scene di follia, (finestrini delle auto infranti,
vetrine dei negozi colpite con spranghe di ferro). Negli uomini
l’intolleranza inizia a verificarsi frequentemente, non c’è più
il rispetto per nessuno e manca lo spirito di accoglienza verso
gli altri, soprattutto nei confronti degli stranieri.
ALCUNI
ESEMPI DI VIOLENZA E DI RAZZISMO
Le squadre più violente di questo campionato sono state: il
Napoli con 35 incidenti Lazio e Juve rispettivamente con 21 incidenti
ed il Catania con 20.
I
dieci incidenti più pericolosi
sono avvenuti a: Udine, Bologna, Bergamo, Perugia, Vicenza,
Cagliari, Ascoli Piceno, Savona, Foggia e Benevento.
Purtroppo
si sono verificati due recenti fatti di cronaca: la terribile sciagura
del treno Piacenza-Salerno, che ha visto la morte di quattro giovani;
e la guerriglia urbana scatenata a Roma da tifosi festanti dopo
una vittoria della Lazio.
Inoltre
è accaduto un fatto molto scottante: un calciatore di colore, Zorò, è stato insultato da un ultrà della squadra
avversaria.
Nonostante
i numerosi appelli lanciati sia dai calciatori che dagli allenatori
questi episodi di violenza sono sempre frequenti.
METODI
PER RISOLVERE IL FENOMENO DELLA VIOLENZA
Ci
si chiede se le innumerevoli forme di violenza che colpiscono la
persona umana (criminalità, ingiustizia sociale, intolleranza, razzismo,
guerre, ecc…) siano inevitabili, siano mali senza rimedio a cui
bisogna rassegnarsi.
Un
numero cospicuo di studiosi ha risposto che vi sono concrete possibilità
di diminuire la violenza riuscendo a capire la natura dell’aggressività.
Il
CSP ha proposto dei rimedi
per diminuire gli scontri tra tifosi: la predisposizione di un manuale
tecnico – operativo, la diminuzione del numero dei poliziotti in
divisa, non far coincidere troppe partite a rischio, studiare la
cultura dei tifosi, utilizzare la tv a circuito chiuso per controllare
anche le zone adiacenti lo stadio, e poi gli stadi dovrebbero diventare
della società di calcio, con i posti a sedere numerati e far sapere
cosa i tifosi possano o non possano introdurre allo stadio.
LA VIOLENZA NEGLI STADI
Di Filippo Greco
Ogni giorno la
stampa e la televisione informano in modo chiaro e dettagliato sulle
violenze che purtroppo, sempre più spesso, avvengono negli stadi.
Da un po’ di
tempo alcuni TIFOSI di una squadra, quando vanno a vedere una partita
sono sempre più accaniti e aggressivi, con una forte dose di rabbia
e cattiveria e non come una volta, che erano solo delle normali
persone appassionate di calcio.
Prima, i sostenitori
accesi di una squadra, si limitavano ad avere delle discussioni
contenute sia sulle vittorie che sulle sconfitte delle loro squadre
del cuore, adesso invece il TIFO sportivo è arrivato ad essere molto
cattivo, pericoloso e aggressivo con liti, risse e rivalità esasperate,
proprio come fossero dei veri duelli.
Questo teppismo
accanito si esprime con parolacce, insulti, urla, lanci di petardi
o di altri oggetti contro arbitri o giocatori e forze dell'ordine.
A volte i tifosi
fanno vere e proprie battaglie, con l'invasione del campo, aggressioni
violente contro i direttori di gara
e ogni genere di vandalismo, recando anche seri danni alle
persone e agli impianti sportivi.
Con questi atteggiamenti
incivili, di protesta per delle presunte ingiustizie subite, si
danneggia proprio la squadra che si ama.
Quindi lo sport
bisogna solo amarlo e non lasciarsi trasportare da questi istinti
violenti pronti a saltar fuori ad ogni minima occasione perché si
può benissimo TIFARE una squadra o un giocatore senza mai perdere
il controllo delle proprie passioni.
LE VIOLENZE
NEGLI STADI
Di Nicola Zangrandi
Nella seconda metà del XX secolo un fenomeno allarmante è apparso
a contorno degli eventi sportivi: quello della violenza esercitata
dai tifosi negli stadi, soprattutto nel mondo del calcio. Il fenomeno
degli hooligans (le frange più violente del tifo calcistico in Gran
Bretagna), si è diffuso in altri paesi dove il calcio ha largo seguito
di pubblico. La violenza del tifo organizzato ha provocato, negli
ultimi decenni, gravi incidenti e sciagure, tra cui si ricorda la
strage dell’Heysel, lo stadio di Bruxelles che nel 1985 fu teatro,
nel corso della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool,
della morte di 39 spettatori, perlopiù tifosi italiani travolti
sugli spalti da una furiosa carica degli hooligans inglesi. Il fenomeno,
talmente complesso da essere spesso analizzato anche alla luce della
sua portata sociologica e politica, è continuamente oggetto di provvedimenti
di tipo repressivo e alla vigilanza delle autorità di polizia e
giudiziarie.
Ci sono stati anche altri casi di violenze
e di razzismi all’interno degli stadi: in una partita di calcio
un tifoso ultras ha lanciato una monetina del valore di due euro
colpendo in piena fronte l’arbitro della partita che è subito diventato
un lago di sangue e così come lui anche la zolla del campo dove
egli è caduto privo di sensi; egli è stato immediatamente trasportato
all’ospedale e la partita è stata annullata. Un altro caso di violenza
negli stadi si è verificato durante il derby di Champion’s League
tra Inter e Milan, in cui, verso la fine della partita, un tifoso
della curva interista ha tirato un grosso petardo sulla spalla del
portiere milanista, Dida, che subito caduto a terra dolorante alla
spalla ed è stato trasportato fuori dal campo in barella, e non
ha potuto giocare per diverse settimane. Un caso di violenza razzista
si è verificato nella partita disputata tra Inter e Messina in cui
i tifosi ultras della squadra nerazzurra hanno innalzato diversi
cori razziali contro il giocatore di colore del Messina, Zoro, che
ha immediatamente preso tra le mani il pallone di gioco e non lo
voleva lasciare fino a quando i tifosi nerazzurri non avessero smesso
di cantare quegli inni al razzismo. La stessa scena si è ripetuta
due giorni dopo, nella partita di Champion’s League, contro ad un
altro giocatore di colore. La commissione ha preso subito dei seri
provvedimenti, contro i tifosi.
Io, nella mia esperienza di sportivo,
ho praticato per due anni una disciplina di arti marziali chiamata
“Qwan Ki Do”, in cui la concentrazione è
l’elemento fondamentale per riuscire a eseguire correttamente le
lunghe ed estenuanti sequenze di mosse, difensive o d’attacco, eseguite
una dopo l’altra in rapidissima successione.
Ogni febbraio si tengono le gare regionali
di questo sport, in cui i concorrenti sono chiamati sopra ad un
materassino ad eseguire la sequenza di tecniche preparate nel corso
dell’anno. In questi momenti il pubblico adagiato sulla tribuna
della palestra resta rispettosamente nel massimo del silenzio per
evitare di deconcentrare i concorrenti.
Lo sport è un’attività bellissima che
si basa su principi come il rispetto nei confronti della squadra,
il sacrificio, la disciplina e su di un senso di responsabilità;
lo sport ha avuto anche il potere di fermare le guerre, come le
Olimpiadi nell’antica Grecia; però se lo sport deve essere causa
di lotte e di morte è meglio che cessi di esistere.
Secondo me chi rovina così lo sport
e soprattutto il calcio, è veramente uno stupido e andrebbe punito
molto severamente.
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